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Dopo la questua penitenziale fatta, a volte a piedi scalzi, per tutto il paese di porta in porta, se il voto è pubblicizzato, o a proprie spese se la promessa è: "fazzu 'na cena pi chiddu chi pozzu", la padrona di casa prepara il pane con straordinari esiti plastico-simbolici.
Aiutata dalle donne del quartiere, amiche e conoscenti, lavora giorni e giorni per modellare con vera creatività ed arte tutto il pane per la cena. Si impastano quintali di farina, si lavora la pasta fino a che diventa omogenea, si divide in tocchetti e con vera maestria si procede alla modellazione figurativa, usando arnesi comuni come: temperini , pettini con fitti denti, aghi, ditali, forbicine e il cosiddetto "mucaciu", un attrezzo metallico a pinza dentata. Particolarmente laboriosa è la manifattura dei "pani dei Santi", ma le sapienti mani delle donne più esperte, a cui se ne affida la fattura, sanno creare veri capolavori in miniatura dalle forme più varie.
Tutto il pane, prima della "'nfurnata", è reso lucido da una pennellata di chiara d'uovo battuto con succo di limone e, quando il colore dorato ricopre le teglie, la cottura è ultimata.
Tutta la fatica dei preparativi viene offerta come un tributo d'amore a San Giuseppe, modello per ogni sposo cristiano.
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